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Curvy Model: la fine di un’era della moda a favore del rispetto della donna?

Una recente campagna pubblicitaria di Victoria’s Secret, società di biancheria intima, ha destato l’attenzione dei mass media in quanto sul suo manifesto comparivano dieci modelle magrissime presentate sotto lo slogan di “the perfect body”, il corpo perfetto. In tutta risposta c’è stata una levata di scudi contro questo corpo definito “perfetto”. Il Daily Mail, su iniziativa della giornalista Jill Foster, ha pubblicato una foto dove vengono riprese, in pose analoghe a quelle della foto oggetto dello scandalo, otto donne perfettamente normali. Sull’onda dello scandalo, cavalcata da numerosi player della moda e del giornalismo, Victoria’s Secret si è vista infine costretta a cambiare il suo slogan con un più neutro “a body for every body”, un corpo per ogni corpo.

Insomma un atto di critica e revisione a questo modello imposto dai grandi brand della moda. Quanto costa questa visione distorta del corpo femminile che ogni giorno ci viene propinata attraverso ogni mezzo di comunicazione? Per quanto le donne di tutto il mondo dovranno confrontarsi con modelli imposti irrealizzabili se non al costo semplicemente della salute? E quali sono gli effetti di questa imposizione? Sfido chiunque stia leggendo questo post a non farsi venire in mente almeno una ragazza parente, amica, conoscente che abbia sofferto in maniera più o meno grave di un disturbo alimentare. Ma perché i grandi brand della moda perseverano nel mostrare ragazze che sono al limite delle condizioni di salute se non addirittura oltre? Vogliamo poi non parlare di come con la computer grafica queste donne siano rese prive di qualsivoglia imperfezione rendendole ulteriormente fasulle?

Nella storia della rappresentazione del corpo femminile la donna è sempre stata rappresentata secondo canoni più realistici e salutari. Poco dopo la fine del secondo dopo guerra però è cominciata la tendenza di mostrare donne sempre più magre, costrette a diete ferree e a non piacersi nella loro veste naturale creando un conflitto spesso insanabile tra modello e realtà forzando molte donne ad un vero e proprio cortocircuito emotivo che poi sfocia in disturbi di vario genere o quanto meno in una fastidiosa sensazione di inadeguatezza.

Oggi però qualcosa sta cambiando, si comincia a reagire a questa tendenza dell’immagine. E’ così che cominciano a spuntare campagne pubblicitarie al “rovescio” intente a mostrare la bellezza femminile secondo canoni più dignitosi e realistici. Un percorso teso a riabilitare la bellezza dei corpi di donne sane e, a volte, pure robuste.

Segno di questa tendenza è anche la decisione di far comparire nel prestigioso calendario Pirelli 2015 Candice Huffin, la modella americana “curvy” con il suo 90-60-90, un metro e ottanta di altezza e 90 kg di peso. Al fotografo Steven Meisel l’incarico.

Le modelle curvy intanto si fanno strada nel web e sui social avendo decine di migliaia di fan e condivisioni. Un riprendere coscienza del valore di un corpo sano, di una mente libera da modelli assurdi, un manifesto alla bellezza femminile reale. Il mio augurio è che questa tendenza prosegua senza interruzione e cresca fino a ribaltare un modello, quello attuale, che altro non è che una forma celata e meschina di violenza sulle donne facendole sentire inidonee innanzi a modelli impossibili.

Voglio incitare queste “curvy” model a continuare a lottare assieme ai loro fotografi affinché possano cambiare questo modello e ridare maggior dignità alle donne ed il loro corpo: forza ragazze, non mollate!

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